RIAPRE IL MERCATO DI CAMPAGNA AMICA SEMPRE PIU’ INCLUSIVO E DISTINTIVO

 Giovedì 8 settembre riaprirà a Sezze il mercato di Campagna Amica con i colori e i ricchi profumi che sono il preludio all'arrivo dell'autunno.  Nel nostro paese, come altrove, le abitudini di consumo si spostano sempre più verso i prodotti locali a km zero. Un trend che continuerà a crescere per un tempo indefinito e che dimostra un cambiamento culturale ormai radicato nel rapporto dei consumatori con il cibo.

Il trend favorevole della nuova domanda di cibo locale sta aprendo  nuovi spazi di mercato sempre più evidenti. E con sempre maggiore frequenza si vedono moltiplicare i soggetti che tentano più o meno legittimamente di intercettare questa nuova domanda di consumo con proposte spesse volte solo fintamente “made in Italy”.

Noi, con la nostra rete dei mercati di Campagna Amica siamo forse una delle poche eccezioni. Abbiamo acquistato un posizionamento sicuramente credibile ed importante ma purtroppo non ancora all’altezza delle potenzialità che il mercato ci prospetta, né tanto meno esaustivo delle potenzialità che il tessuto delle nostre aziende può offrire. Ed allora lo sforzo, l’impegno e tutta la determinazione di cui siamo capaci deve andare, ancora con maggior forza,  verso due direzioni.

La prima è quella di aumentare il numero di imprese che partecipano ai nostri mercati, la seconda è quella che ci ha indicato Expò, dove abbiamo verificato che se ai nostri prodotti agricoli abbiniamo la somministrazione di cibo e ci leghiamo eventi culturali, la nostra offerta diventa enormemente più emozionale, e quindi anche più attrattiva.  Ergo, diventa fortemente distintiva !

E noi sappiamo bene che è la distintività la nostra vera forza, quella che ci permette di esprimere tutta la diversità rispetto ai nostri potenziali concorrenti della distribuzione organizzata e del commercio di vicinato. La nostra distintività è un valore aggiunto, per questo il mercao deve essere sempre più attrattivo, coinvolgente ed inclusivo, con più banchi, con più tipologie produttive e più attività connesse. Come ? Declinando ad esempio il binomio cibo – cultura con iniziative ed appuntamenti che danno vita a piccoli eventi, magari avvalendosi anche di tuti quei partners  che avendo interesse a legarsi al nostro “brand”  ci amplificano e ci supportano nella loro realizzazione. Pensiamo a possibili  ristoratori di  “Campagna Amica nel piatto”, agli agriturismi  di Terranostra che fanno ristorazione, alle mense scolastiche, alle aziende che producono mezzi tecnici o strumentazioni per l’alimentazione, alla Scuola  alberghiera piuttosto che alle associazioni “no profit” o ai consorzi di tutela…..

 Insomma, pensiamo a tutti quei soggetti che ci conoscono e ci apprezzano e che oggi possono ricavare maggiore visibilità nel creare sinergie con una rete virtuosa come la nostra.

 

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 CROLLANO I PREZZI E SCOPPIA LA GUERRA DEL GRANO

 

 

 Inaccettabile e vergognoso: i prezzi all’agricoltore sono come trent’anni fa, i costi di produzione sono ai prezzi attuali ma il pane è aumentato di 1450 volte rispetto al 1986.

La denuncia è di Coldiretti e fa scoppiare la “guerra del grano” con il blitz  di migliaia di agricoltori nella Capitale davanti al Ministero delle Politiche Agricole per combattere una situazione insostenibile dovuta all’aumento delle importazioni, soprattutto da Paesi extracomunitari, mentre i raccolti nazionali vengono lasciati nei magazzini per effetto di manovre speculative che provocano la desertificazione di milioni di ettari di terreno, e mettono a rischio il futuro di 300.000 aziende agricole e due milioni di ettari di terreno della filiera dei prodotti piu’ rappresentativi del Made in Italy nel mondo, che sono la pasta e il pane.

 

Le quotazioni dei prodotti agricoli dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie speculative che trovano nel Chicago Board of Trade il punto di riferimento del commercio mondiale delle materie prime agricole.

Colpevole è un mercato globale controllato da cinque multinazionali che utilizzano lo strumento dello stoccaggio a fini speculativi. Si tratta di operazioni concentrate nel periodo di raccolta del prodotto nazionale e finalizzate ad abbatterne il prezzo attraverso un’eccesso di offerta di grano “giramondo” che  abbatte i prezzi sui mercati locali con  il grano “cattivo” che scaccia quello “buono”.

Colpevole in Italia è chi ha preferito fare acquisti speculativi di grani sui mercati esteri per produrre pasta e pane che vengono spacciati per Made in Italy. Inoltre, nel caso del grano duro importato dal Canada è noto che la raccolta avviene in settembre e che quindi arriva in Italia già vecchio di almeno un anno.

Colpevole è una normativa europea e nazionale che non impone l’obbligo di indicare l’origine del grano in etichetta.

 
Gli industriali dicono che il nostro grano non è buono perché  è povero di proteine ma dovrebbero spiegarci  come mai scrivono in etichetta “prodotto con grano d’Italia” e non  invece  “prodotto con tutti i grani tranne quelli italiani" almeno mostrerebbero più coerenza e rispetto per i consumatori.

 

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MERCATO DI CAMPAGNA AMICA: UN SUCCESSO ANNUNCIATO

 

Il Mercato di Campagna Amica ha riscosso già al suo primo giorno di insediamento un successo che è andato oltre ogni aspettativa, sia per il gradimento dei cittadini  che  per la soddisfazione dei produttori.  Questo significa che il messaggio di Coldiretti è stato recepito nella sua interezza e dimostra quanto sia forte l’attaccamento e l’amore dei sezzesi verso la loro terra ed i suoi prodotti, sani e genuini.

 

 Tutto ci fa ritenere che anche a Sezze esiste un target di consumatori, maturo e responsabile, che vuole mangiare sano e genuino e a cui  il Mercato di Campagna Amica si rivolge per l’affermazione dei suoi valori  che sono: garanzia dell’origine del prodotto, il rispetto dell’ambiente e del territorio,  la sostenibilità, la tutela della biodiversità, la salvaguardia del lavoro nelle campagne e la salute ed il benessere dei cittadini.

 E’ proprio il caso di dire che Campagna Amica è il luogo ideale dove produttori  e consumatori  coltivano gli stessi interessi, in maniera equa e solidale.

 Già da questa prima esperienza stiamo valutando come adeguare il servizio per renderlo maggiormente rispondente alle necessità dei cittadini.  Tutto sarà più chiaro nelle prossime settimane, quando dall’andamento generale saremo in grado di trarre delle valutazioni e dare risposte più precise ai cittadini, sia per quanto riguarda l’orario di apertura e chiusura che per la gamma dei prodotti offerti  ed  eventualmente per un raddoppio della presenza settimanale.

 Coldiretti ringrazia il Sindaco e l’amministrazione comunale per aver permesso anche nella nostra città la realizzazione del  Mercato di Campagna Amica, che auspichiamo non un punto d’arrivo ma l’inizio di un nuovo percorso di collaborazione, nell’interesse supremo dell’Agricoltura, dei suoi prodotti, delle sue tradizioni e in definitiva dello sviluppo dell’intero paese.

 

 

 

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 VITIS SETINA : IN ATTESA DEL DNA

In attesa di conoscere gli studi sul DNA dei campioni di vitis setina, che  consegnammo all’Università di Udine e Piacenza tramite la Società Friulana di Archeologia, e che si spera di poter conoscere entro la fine di questo anno ( si attende la fruttificazione delle viti), la medesima Società Friulana di Archeologia, a mezzo del dott. Feliciano Della Mora, ci informa sulla prosecuzione degli scavi nella villa romana di Moruzzo (UD) in cui venne rinvenuta la targhetta metallica della vitis setina.

In particolare ci invia il poster di studio (#19804) del DNA eseguito sulle carcasse di 4 bovini di età romana, del genere Bos Taurus, rinvenuti nella villa, nel luogo del ritrovamento della targhetta metallica della vitis, che ha visto coinvolti diverse Università ed Enti di Ricerca:

1)       Istituto di Zootecnia Università del Sacro Cuore di Piacenza (dott.ri Licia Colli, Marco Milanesi, Stefano Capomaccio)

2)       Società Friulana di Archeologia di Udine (dott.ri. Elisa Eufemi e Maurizio Bona)

3)       IGA Technology Services di Udine (dott.ri Eleonora Di Centa,  Alessandro Spadotto,  Slobodanka Radovic, Federica Cattonaro, Paolo Ajmone Marsan)

4)       Facoltà di Scienze Agrarie e Veterinarie, UNESP- Università Statale Paulista di Aracatuba (Brazil)- dott. Marco Milanesi

5)       Dipartimento di Medicina Veterinaria di Perugia (dott. Stefano Capomaccio)

6)       Istituto di Microbiologia- Università del Sacro Cuore di Piacenza (dott.ssa Vania Patrone)

7)       Dipartimento di Scienze Agrarie ed Ambientali, Facoltà di Agraria di Udine (dott.ri Raffaele Testolin e Michele Morgante)

8)       Istituto di Genomica Applicata di Udine (dott.ri  Raffaele Testolin, Federica Cattonaro, Michele Morgante)

Il poster di studio, del quale si allega l’originale (nella consueta lingua inglese), ha il seguente titolo:

Characterization of Ancient DNA from Late Roman Age Cattle of North-Eastern Italy By Next-Generation Sequencing: Preliminary Results                                                                                       

(Caratterizzazione di DNA antico di età tardo romana su Bovini del Nord-Est Italia,  con generazione di sequenza: risultati preliminari)

                                                                               Introduzione

Durante gli scavi in una villa rustica romana del tardo impero, presso il sito archeologico Muris di Moruzzo (Udine), sono stati trovati i resti scheletrici di 4 Bos taurus, la cui morte è riferibile a peste bovina, forse Antrace ( Bacillus anthracis) o peste bovina (morbillivirus). Secondo le ceramiche, anfore e chiodi di ferro rinvenuti, il sito risale all’età augustea dell’impero romano (I secolo a.C.) ed è stato abitato sino al II secolo d.C.                                                                                                                                                                                                          

La villa rustica era una residenza situata in aperta campagna e rappresentava il nucleo di una grande azienda agricola (latifondo). Essendo il centro gestionale dell’azienda, la villa rustica era costituita da diversi edifici (figura 3). I bovini di Muris erano sepolti vicino alle fondamenta delle mura di uno dei piccoli annessi che circondano l’edificio principale (figura 4). Dal momento che gli scheletri erano completi e senza segni di macellazione, è stata ipotizzata come possibile causa di morte una malattia epidemica. Fonti storiche descrivono la peste bovina proprio in quel periodo e probabilmente dovuta al bacillo del genere Antrace o Morbillivirus.

                   Scopo della ricerca:

I)-verificare la presenza di DNA endogeno antico;

II)-caratterizzare i genomi del bestiame romano;

III) verificare l’ipotesi di malattia epidemica

                                                                       Materiali e metodi

Il DNA (ADNA) è stato estratto da denti e tartaro in una struttura di laboratorio dedicata, seguendo rigorosi protocolli per campioni antichi. Segue la descrizione dei procedimenti tecnici utilizzati (NuGen, Illumina MiSeq, ecc),  di cui mi risparmio la traduzione, invitando eventuali  interessati a visionare l’allegato poster.

                                                                                 Risultati

In sintesi, omettendo la traduzione dei procedimenti tecnici utilizzati per la mappatura del Dna antico, si ha che l'analisi con software MEGAN ha confermato che effettivamente si tratta del DNA di Bos taurus, ma ha messo pure in evidenza la (comprensibile) presenza di DNA moderno di origine ambientale (soprattutto microrganismi del suolo, invertebrati, piante e funghi. ( Figura 6).

                                          I prossimi passi del progetto si concentreranno a:

1-      creare una biblioteca di DNA (Sequencing ADNA) su una piattaforma Illumina HiSeq per aumentare la copertura e la profondità e per confermare e analizzare le varianti in dettaglio.

2-      comparare le sequenze di DNA  dei bovini romani (sia nucleare che mitocondriale) con genomi bovini moderni;

3-      Investigare sull'eventuale presenza di agenti patogeni comuni tra bovini antichi e moderni, tramite la caratterizzazione di sequenze batteriche a livello di specie.

 

 

 

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                                             ALLARME CONSUMO SUOLO AGRICOLO

 

 In Europa si perdono, ogni ora, undici ettari di terreno e l'Italia contribuisce per circa 1/5 a questo consumo, con la perdita irreversibile di 6-7 metri quadrati ogni secondo, il doppio rispetto alla media Ue. L’allarme viene dai dati Ispra diffusi in occasione della Giornata mondiale del suolo, l'iniziativa delle Nazioni unite per celebrare questa indispensabile risorsa naturale, reso ancora più importante dalla concomitante celebrazione dell'Anno internazionale dei suoli.
Secondo l’analisi, il 33% dei suoli a livello mondiale è degradato e ci vogliono fino a 1.000 anni perché 2-3 centimetri di suolo possano riformarsi. Il territorio in tutto il mondo è dunque in pericolo, ma il suo deterioramento non è irreversibile.
I suoli sani sono essenziali per la produzione alimentare: il 95% del nostro cibo dipende dalla disponibilità di suolo fertile.

Agricoltura e urbanizzazione competono per l'uso degli stessi suoli: tendenzialmente i terreni a più elevata potenzialità produttiva. Ad esempio, in un solo anno, oltre 100.000 persone hanno perso la possibilità di alimentarsi con prodotti di qualità italiani. Alle radici  del fenomeno c’è soprattutto l'urbanizzazione, insieme all'abbandono della terra.
L'urbanizzazione comporta un declino degli habitat naturali e seminaturali che, inoltre, risultano sempre più frammentati da zone costruite e infrastrutture di trasporto. Il 30% del territorio dell'Ue e altamente frammentato e questo influenza il collegamento e la salute degli ecosistemi, ma anche la capacita degli ecosistemi di fornire servizi e habitat adatti alle specie. La Fao stima che, con questo tasso di distruzione del suolo, ci rimangano solo 60 anni residui per disporre di sufficiente suolo fertile di buona qualità.
Per proteggere il territorio ed i cittadini che vi vivono, l’Italia deve dunque difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento dell’attività agricola che ha visto la chiusura in media di 60 aziende al giorno dall’inizio della crisi nel 2007, secondo un'analisi di Coldiretti. La chiusura anche di una sola azienda agricola significa maggiori rischi sulla qualità degli alimenti che si portano a tavola e minor presidio del territorio, lasciato all’incuria e alla cementificazione.

 

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                                           COLDIRETTI RASSICURA  SULLE CARNI ITALIANE

 

“Lo studio dell’Oms sul consumo della carne rossa sta creando una campagna allarmistica immotivata per quanto riguarda il nostro Paese – afferma Coldiretti  in un comunicato - soprattutto se si considera che la qualità della carne italiana, dalla stalla allo scaffale, è diversa e migliore e che i cibi sotto accusa come hot dog e bacon non fanno parte della nostra tradizione”. Nel nostro Paese i modelli di consumo della carne si collocano perfettamente all’interno della Dieta Mediterranea, che si fonda su una alimentazione a base di prodotti locali, stagionali, freschi, e che costituisce il segreto della longevità degli italiani, con 84,6 anni per le donne e i 79,8 anni per gli uomini. 
 
Le carni Made in Italy sono più sane, perché magre e non trattate con ormoni, a differenza di quelle americane. Sono ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione “Doc” che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali. E per gli stessi salumi si segue una prassi di lavorazione di tipo ‘naturale’ a base di sale. Non a caso il nostro Paese vanta il primato a livello europeo per numero di prodotti a base di carni “Doc”,con ben 40 specialità di salumi che hanno ottenuto la denominazione d’origine o l’indicazione geografica.
 
Secondo Coldiretti,  a dover rassicurare i consumatori italiani è una frase riportata sullo stesso studio dell’Oms dove si afferma chiaramente che “E' necessario capire quali sono i reali margini di rischio ed entro che dosi e limiti vale la pena di preoccuparsi davvero”.

Altrettanto importante è capire esattamente di quali tipi di carne e di quali sistemi di lavorazione si sta realmente parlando quando si punta il dito contro la carne. Basti pensare agli Usa, dove il consumo di prodotti a base di carne è superiore del 60 rispetto all’Italia e dove l’utilizzo di ormoni e di altre sostanze atte a favorire la crescita degli animali è considerato del tutto lecito.
L’ennesimo falso allarme che non riguarda le nostre produzioni conferma la necessità di accelerare nel percorso dell’obbligo di etichettatura d’origine per tutti gli alimenti. E' questa la vera battaglia che l'Italia deve fare in Europa per garantire la salute dei suoi cittadini e il reddito delle sue imprese.

       

 

 

 

 

 

                                                           L' EDUCAZIONE ALIMENTARE NELLA SCUOLA

 

 Il progetto “Educazione alla Campagna Amica” di Coldiretti raccoglie sempre più adesioni. Sta coinvolgendo oltre centodiecimila alunni degli istituti scolastici di ogni ordine e grado in tutta Italia, che partecipano a lezioni in programma nelle fattorie didattiche e nei laboratori del gusto, organizzati nelle aziende agricole ed in classe. L’obiettivo è quello di formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti, per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con i cibi consumati ogni giorno, di investire nel futuro, nelle nuove generazioni, per poter formare gli adulti di domani e sensibilizzarli, al fine di creare una classe di consumatori consapevoli ed attenti.

 

E’ uno straordinario modo per portare l’agricoltura e il mondo rurale nelle vite dei bambini, ma anche per far conoscere ai ragazzi più grandi che si stanno per affacciare al mondo adulto, le occasioni di lavoro e di crescita che da questo settore possono derivare.  L’impegno inizia dai banchi. Fermare la vendita del cibo spazzatura nelle scuole a favore di alimenti locali freschi e sani come spremute, frutta e verdura di stagione, anche da sgranocchiare e in grado di assicurare senso di sazietà e garantire un adeguato apporto idrico, può contribuire a sconfiggere i problemi di eccesso di peso e di obesità.

Attraverso questo percorso, Coldiretti vuole inviare un segnale straordinario a tutta la comunità: partire dai più piccoli dando loro l’importanza che meritano, lasciando un seme che dovranno coltivare con impegno e passione, come fanno gli agricoltori tutti i giorni attraverso il loro lavoro: curare qualcosa di piccolo affinchè cresca sano e buono.

 EDUCAZIONE ALLA CAMPAGNA AMICA  -PROGETTO NAZIONALE  DI  EDUCAZIONE ALIMENTARE PER LE SCUOLE

               

 

I bambini e i ragazzi sono i più esposti al rischio di dimenticare o non sapere che cosa sia la campagna. La terra, i prodotti agricoli, gli animali, il paesaggio agrario rischiano oggi di diventare solo realtà virtuali distanti dalla vita di tutti i giorni.

Il progetto “Educazione alla Campagna Amica” è nato dunque per far incontrare il mondo della scuola e l’agricoltura, sensibilizzando i giovani ai valori della sana alimentazione, della tutela ambientale e dello sviluppo sostenibile, del territorio come luogo di identità e di appartenenza.
Le molteplici attività che si realizzano durante lo svolgimento delle iniziative provinciali aiutano i ragazzi a sentirsi protagonisti di una relazione forte con l’agricoltura ed a scoprire che veramente la campagna è loro amica.

 Gli obiettivi:

INFORMARE SULL’AGRICOLTURA DI OGGI
Tecnologie, professionalità, mercato, imprese, multifunzionalità, prodotti agricoli del territorio.

ASCOLTARE UNA CONOSCENZA ANTICA
La ciclicità della natura, il lavoro manuale, il rapporto con la natura.

RISCOPRIRE LE RADICI DELLA CULTURA RURALE
Visitare i musei della civiltà contadina e dell’attività agricola di ieri, apprezzare l’arte minore e le culture locali.

SPIEGARE I PROCESSI PRODUTTIVI
Allevare gli animali, coltivare i campi, trasformare i prodotti, il tempo dell’attesa, la semina e il raccolto.

CONOSCERE GLI ALIMENTI E I PRINCIPI DI UNA SANA ALIMENTAZIONE
Le caratteristiche dei cibi, mangiare i prodotti del nostro territorio, saper leggere le etichette.

RECUPERARE I SUONI E I GUSTI DELLA CAMPAGNA
Il rumore del vento, della pioggia sui campi, i suoni degli animali, il silenzio, gli odori, i sapori.

INCONTRARE I PROTAGONISTI
Le storie delle donne e degli uomini che hanno scelto la vita in campagna.

CONOSCERE IL TERRITORIO
La storia, la cultura, l’ambiente dei nostri territori, il ruolo dell’agricoltura, i prodotti locali, i cibi e la gastronomia.

EDUCARE ALLA SOSTENIBILITÀ
Conoscere le problematiche dello sviluppo sostenibile (energia e fonti rinnovabili), educare i comportamenti individuali nella vita quotidiana.

Le attività: Coldiretti propone alle scuole una vasta tipologia di attività sui temi di Educazione alla Campagna Amica.

CONTATTI:  COLDIRETTI  Lazio

Via Raffaele Piria, 6 - 00156 Roma (RM)
Tel. 06 4073090 -  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

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                                                     LE TIPICITA’ STAGIONALI  DI SEZZE AD EXPO 2015

 

 

 

 Una giornata esaltante, divertente,  ricca di arte e di cultura del cibo, quella che la Coldiretti  di Latina ha proposto all’Expo di Milano nel Cardo Sud opposto all’Albero della Vita.
I produttori pontini si sono incontrati per tutto il giorno con i numerosi visitatori, che a centinaia hanno condiviso ed apprezzato i momenti  intensi di una lunga carrellata di sapori, profumi ed emozioni che solo la provincia di Latina, in virtù della sua estensione geografica, tra colline, pianura e mare, poteva offrire. Un patrimonio agroalimentare che ha permesso di esaltare sia le prelibatezze dei pesci della costa del nostro mare che le produzioni della pianura pontina, offerte gratuitamente ai visitatori.
Durante la mattinata, al centro dell’attenzione  la mozzarella di bufala, sostenuta da un consorzio costituito ad hoc da Coldiretti Lazio, la Prolab, che associa più di 60 produttori e vanta un fatturato di circa 35 milioni di euro e centinaia di occupati.
Nel pomeriggio degustazioni di pesci sott’olio e fritti al cartoccio, con illustrazione delle caratteristiche del pesce azzurro e delle proprietà organolettiche, un patrimonio di biodiversità  presente in prossimità della costa di Terracina e del promontorio del Circeo. Gli sbandieratori del Ducato Caetani di Sermoneta hanno dato un notevole contribuito all’animazione della giornata.

 


In serata  grande successo delle tradizioni gastronomiche di Sezze, con lo show cooking  del mitico Martufello e la presentazione della “ Minestra Appragacornuti “ e “Le Lacne e fasògli”, con i fagioli “cannellino”  e “borlotti” raccolti a Sezze in località “Canalelle”.
I canti e i balli del gruppo folk Maentino hanno accompagnato a più riprese lo show di Martufello, fino al  momento esaltante in cui si sono uniti a loro, in una sorta di gemellaggio canoro, i “Briganti della Majella” che si erano fermati a degustare le nostre tipicità.
E’ stata indubbiamente un’atmosfera di grandi emozioni, dove il fascino del passato si è coniugato  armoniosamente con il presente, una  “full immersion “nella campagna e nelle tradizioni  contadine di Sezze, che hanno coinvolto tutti i sensi e fatto dimenticare per qualche ora l’eccezionale ondata di calore che ha colpito tutta la Penisola, con il record di temperatura di oltre 40 gradi  proprio all’Expo di Milano.
E’ per combattere ed alleviare le sofferenze del caldo che i produttori pontini hanno organizzato ad Expo, la distribuzione gratuita  di migliaia di  confezioni  di frutta fresca, contenenti  uva, pesche, prugne ed albicocche, provenienti in gran parte da Terracina. Tutti hanno compreso che gli effetti dannosi del caldo si combattono con la frutta e la verdura del periodo e hanno ringraziato per il gesto di  umana solidarietà con cui Coldiretti ha ancora una volta  riaffermato il suo primato di grande forza amica del Paese.

 

           

 

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 LA COLDIRETTI PRESENTA SEZZE ALL'EXPO DI MILANO

 

 L'Albero della Vita, alto 37 metri, simbolo del Padiglione Italia, sponsorizzato da Coldiretti. E' ispirato ad un disegno di Leonardo per il Campidoglio

L'Albero della Vita che caratterizza il padiglione Italia dell'Expo 2015, ispirato a un disegno di Michelangelo, resterà l'opera simbolo di una nuova era del cibo, della produzione e dell'ambiente per l'intero pianeta. Con essa si vuole raccontare e rappresentare la bellezza e la varietà dell'agricoltura italiana, il vero cibo e l'agroalimentare del nostro paese.

E’ un' Italia, quella che Coldiretti schiera ad Expo, fatta da oltre un milione e mezzo di agricoltori autentici, di persone straordinarie che ogni giorno producono il meglio del made in Italy e che sono le radici, il tronco dell' Albero della Vita, quelli che in questi anni di crisi sono riusciti tra mille difficoltà a sostenere l'economia del Paese e lo strategico fronte delle esportazioni. Basti pensare ai risultati del vino, o dei grandi formaggi o dei nostri migliori extravergini di oliva, per i quali Sezze si è aggiudicato il primo  premio nel concorso dell’Olio delle Colline dei Lepini.

Ogni settimana Coldiretti presenterà una regione da conoscere e da raccontare, a Luglio sarà la volta del Lazio e il 7 luglio, con la provincia di Latina, Coldiretti accenderà ii riflettori su Sezze e le sue tradizioni gastronomiche. E quando si parla di Sezze non poteva mancare per colorire la giornata e regalarci un pizzico di allegria, un personaggio diventato il simbolo del nostro paese: Martufello.

L'Expo giunge in un momento in cui il prodotto di eccellenza di Sezze, il carciofo, è terminato da un pezzo ed è veramente un peccato  non poterlo presentare al pubblico internazionale cucinato nelle diverse maniere, ma abbiamo ugualmente consegnato agli chef  dell’Expo, due ricette della ricca tradizione sezzese che i prodotti di stagione di luglio ci consentono: “Lacne e Fasògli” e la “Minestra Appraga Cornuti”.  Si era pensato, in luogo di quest’ultima, alla più nota bazzoffia sezzese, ma la stagionalità è di  rigore, e gli ingredienti della bazzoffia, in particolar modo gli ultimi carciofi dei primi di maggio, quelli non sufficientemente piccoli per essere raccolti come carciofini, sono fuori stagione da tempo.

 La partecipazione di Sezze all'Expo sarà una full immersion nella campagna, che coinvolgerà tutti i sensi: vista, olfatto, udito, tatto e gusto. L’obiettivo è quello di raccontare il legame tra la società italiana e i suoi agricoltori, soffermandosi sul molteplice ruolo che essi svolgono: produttori di beni, custodi della bellezza della campagna italiana e dei suoi paesaggi, delle tradizioni,  innovatori, propulsori delle comunità locali, protagonisti dell’economia e del Made in Italy che crea ricchezza e lavoro per tutti.

padiglione 

                                              ll padiglione di Coldiretti, lungo il Cardo dell'Expo  

 

 

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IMU AGRICOLA : RESO NOTO IL DECRETO CHE CHIUDE LA TELENOVELA

    

Come ci si aspettava, il Consiglio dei Ministri si è riunito d’urgenza, e con D.L. n° 46 del 23 gennaio 2015 ha deciso di riparare alla “non decisione” del Tar Lazio sull’Imu agricola.  In sostanza,  Renzi e Company, con questo decreto hanno in buona parte fatto marcia indietro, rispetto ai criteri altimetrici fissati con il decreto di fine 2014,  ritornando alla vecchie delimitazioni delle tabelle istat.  Hanno prorogato il termine ultimo per i versamenti,  per quanti vi sono tenuti, al 10 febbraio 2015.  In pratica ritornano montani circa 2000  Comuni e parzialmente montani altri 655 Comuni, che avevano perduti i requisiti sulla base dei criteri altimetrici adottati dal contestato decreto del 28 novembre 2014,  finito sul tavolo del Tar Lazio. La novità di rilievo contenuta in questo nuovo decreto è che, all’art 1 comma 2, è stata accolta la proposta avanzata  da Coldiretti, per cui i terreni ubicati nelle aree P, parzialmente montane come Sezze, sono esentati dall’Imu qualora condotti, anche in affitto o in comodato, da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali (IAP) normalmente iscritti nella gestione previdenziale Inps. Il nuovo decreto fissa altresì i criteri per far fronte al minor gettito d’imposte derivanti ai Comuni dalle nuove norme. Sembra così concludersi, a meno di nuovi colpi di scena, la penosa vicenda dell’Imu sui terreni agricoli, che tanto aveva inasprito gli animi e suscitato proteste corali che, come sappiamo, erano  finite sul tavolo del Tar.

 

 

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                                                IMU AGRICOLA : CAOS SENZA FINE                  

 

 Il Tar del Lazio, entrando nel merito del ricorso presentato dall'Anci contro il decreto governativo che ha istituito l'IMU sui terreni agricoli, lo ha respinto, nonostante l'accoglimento in sede di sospensiva. Contrariamente alle aspettative, il Tar non ha concesso ulteriori sospensive ed ha fatto sapere che deciderà direttamente nel merito dei singoli ricorsi, presentati dai Comuni e dalle Anci regionali.
Ora, per l’Imu  sui terreni agricoli il caos regna sovrano, e a cinque giorni dalla scadenza, stabilita per il 26 gennaio, i contribuenti non sanno ancora se quello che dovranno pagare sia giusto o meno.
La situazione  risulta  parecchio confusa e continua a creare non poche polemiche e malcontenti  e un chiarimento governativo sarebbe, a questo punto, d’obbligo. Ma il Consiglio dei ministri, riunitosi il 20 gennaio, che avrebbe dovuto anticipare le mosse del Tar, ha preferito non esprimersi, aggiungendo alla confusione nuova confusione.
Se esistevano dei dubbi che l’Agricoltura non rientrasse tra gli interessi primari di questo Governo, indaffarato più in poltrone, vitalizi e leggi elettorali, oggi non esistono  più.  L’assoluta mancanza di sensibilità da parte delle istituzioni  verso il settore agricolo è un dato certo:  non si può chiedere ad una categoria  già debole, della quale, peraltro, fanno molti pensionati ex coltivatori diretti con pensione al minimo, di finanziare  il bonus di 80 euro per una categoria altrettanto debole.  
Vorremmo più consapevolezza da parte dal Governo che senza Agricoltura non si esce dalla crisi, ma questa attività sembra lontana anni luce dalle loro “stategie”, siamo abbandonati  a noi  stessi, e sempre meno ci sentiamo  di appartenere a questo sistema e a questa Europa, che premia  delinquenti e mafie,  che  si ricorda di noi quando serviamo per essere usati come bancomat, come merce di scambio,  per  salvaguardare il territorio e la sicurezza alimentare. Non ci siamo mai sottratti alle nostre responsabilità e non intendiamo sottrarci neanche ora, ma il nostro bancomat è scarico e, anche volendo, non siamo nelle condizioni di metterci in coda per pagare l’Imu.
 
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 LA MANO DELLE MAFIE SULL'AGRICOLTURA, III RAPPORTO COLDIRETTI - EURISPES                            

Un business criminale che non conosce crisi, che danneggia produttori e consumatori e che fattura più di 15 miliardi all’anno. Questa la fotografia delle cosiddette agromafie, elaborato nel terzo rapporto da Coldiretti, Eurispes, e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Produzione, distribuzione e vendita sono sempre più penetrate e condizionate dal potere criminale, esercitato ormai in forme raffinate attraverso la finanza, gli incroci e gli intrecci societari, la conquista di marchi prestigiosi, il condizionamento del mercato, l’imposizione degli stessi modelli di consumo e l’orientamento delle attività di ricerca scientifica.

Nel 2014 il giro d’affari della criminalità organizzata nel settore ha toccato i 15 miliardi e mezzo ed è cresciuto del 10% in un anno. Sono 5.000,  solo in Italia, i ristoranti rilevati o avviati dalle associazioni mafiose nei luoghi più prestigiosi delle città; in gran parte catene in franchising, che in pochissimo tempo aprono filiali anche all’estero, grazie alla enorme liquidità che deriva dalle attività criminali. E’ il tipo di affari preferito dalla camorra, mentre cosa nostra predilige aziende agricole, grande distribuzione e mercati all’ingrosso; la ndrangheta si concentra più sulla pubblica amministrazione, attraverso la quale si infiltra nel settore. Così le mafie si spartiscono il mercato, ripuliscono i soldi sporchi e aumentano i proventi.

Affari che passano però anche dalla contraffazione, il web è il porto franco dei falsi prodotti italiani. Per pochi euro si possono comprare polverine per ottenere falsi vini barolo o chianti, acquistare i kit per preparare parmigiano e formaggi dop, tanto per citare alcuni dei prodotti contraffatti più venduti in rete. Ma il sorvegliato speciale, secondo lo studio Coldiretti – Eurispes, è l’Expo 2015 di Milano, dove si rischia l’invasione di migliaia di tonnellate di prodotti alimentari contraffatti o alterati, messi in commercio come eccellenze italiane per un valore che potrebbe superare i 60 miliardi di euro.                                                                      

Tutte le attività illegali trovano il terreno fertile laddove manca la legalità. Occorre perciò andare avanti con tutte le misure necessarie a rendere più trasparente l’intera fiiera del cibo, a partire dall’origine in etichetta dei prodotti agricoli utilizzati in ogni confezione che acquistiamo. 

 

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         IL TEMPIO DI GIUNONE REGINA E IL TRATTURO CANIO'

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 1- Importanza del rinvenimento dei resti del Tempio di Giunone

Il rinvenimento nel  1980 del tempio arcaico di Giunone nel tratturo Caniò, come  ebbe a sottolineare  il prof. Luigi Zaccheo in un suo pregevole articolo del 1985 (Il Comune Oggi – Nov 1985 –anno VII), rappresenta un fatto culturalmente molto importante, perché è il segno della penetrazione più meridionale di Roma durante la conquista del territorio dei Volsci.Con tale articolo il  prof. Zaccheo, oltre ad informare su importanti reperti che erano tornati in luce, notava che se si fosse riusciti a scavare tutta l’area sacra del tempio e a ricomporre in loco le antiche strutture, Sezze avrebbe avuto il pregio di mostrare nel proprio territorio uno dei complessi più antichi del Lazio meridionale. Infatti, se consideriamo che l’area archeologica del tempio dista appena un chilometro dalla via Appia e dal Foro Appio, ed è prossima agli Archi di S. Lidano e alla Torre Petrara  (tomba romana), ci sarebbero  tutte le condizioni per creare un vasto parco archeologico di notevole interesse artistico, un punto obbligato di attrazione per la massa di turisti transitanti nella regione pontina.  “ Il mio augurio – concludeva Zaccheo -  è che lo sforzo ed il lavoro di tante persone ( negli scavi dal 1984 al 1985) abbia l’aiuto e l’incoraggiamento del Comune di Sezze, dell’ Amministrazione provinciale, della Soprintendenza Archeologica, della Camera di Commercio, dell’ EPT di Latina e delle istituzioni culturali, per fare in modo che un così ricco patrimonio archeologico non resti semidistrutto ed in abbandono per anni.”  Sono passati trent’anni da allora, e i timori  del prof. Luigi Zaccheo si sono rivelati una profezia, il tempio di Giunone è rimasto “semidistrutto e in abbandono” all’incuria del tempo e degli uomini, e forse lo sarà per sempre.In questo nostro paese, che ha il pregio di possedere una storia  e una cultura ultra millenaria, non si riesce a far comprendere come le bellezze architettoniche e paesaggistiche, unitamente alla cultura, alle tradizioni e al buon cibo, possano creare una nuova e importante economia, alla stregua di altre realtà italiane che hanno intrapreso con successo questo percorso. L’area archeologica del tempio di Giunone, è rimasta nello stato in cui fu lasciata negli scavi degli anni 80, quando esauriti i fondi che vi furono destinati, fu recintata ed in parte coperta con una pensilina rinviando tutto a tempi migliori. Gli oggetti ritrovati furono condotti nel museo archeologico di Sezze a disposizione della collettività.La pensilina  e la recinzione, ora arrugginita e tagliata in più punti, non  hanno impedito ai malintenzionati di trafugare  nel tempo altri tesori che molto probabilmente si celavano  ancora nel sottosuolo, rubandoci  con essi anche la possibilità di poter aggiungere  importanti  tasselli alla ricostruzione storica e culturale del territorio.

2-Cenni storici sul tratturo Caniò

Unica via di accesso al Tempio di Giunone, il tratturo Caniò era anticamente percorso dalla transumanza del bestiame che  scendeva dai Lepini attraverso le falde del M. Antignana, e raggiungeva la palude nei pressi del Foro Appio. Di questo tratturo non esiste più né il tracciato montano né  quello pedemontano, anche se di quest’ultimo si può ritenere che in epoca remota passasse per le sorgenti di “acqua zolfa” in località La Catena, dove gli animali venivano fatti immergere. Ciò in virtù della funzione sanante dello zolfo per la cura di ferite sugli animali, specificamente sui cavalli, ma anche sugli ovini, ai quali le acque solfuree conferivano un mantello di lana candido e pulito, che costituiva un pregio commerciale ed un valore aggiunto.(1) Una opportunità cui difficilmente i pastori  rinunciavano, e che con ogni probabilità ha dato il nome all’intero tratturo. "Caniò” infatti deriverebbe dal nome latino di persona  “Canius “, che significa uomo dai capelli bianchi o candidi, proprio come il candore che acquistavano le pecore detergendosi nell’acqua zolfa della sorgente della Catena. Gli umanisti ci hanno sempre  ricordato che in greco “to theion” era lo zolfo, ma era anche la cosa divina (divinum): non a caso il verbo theióo significa  “purifico con zolfo, disinfetto”, ma corrisponde anche a «consacro agli dei». Pertanto, lo zolfo era sacro, anzi, era la “cosa sacra” con cui si curavano i mali degli uomini e degli animali, si candeggiavano lana e tessuti, si purificavano le case durante le cerimonie, si preparava la vite ed il vino etc. Dall’area archeologica dei resti del tempio di Giunone, provengono numerosi materiali bronzei e ceramici, fra i quali si distinguono gli ex voto: sia gli anatomici, che rimandano chiaramente a una guarigione richiesta o ricevuta di persone malate, sia quelli riproducenti ovini, bovini e un cavallo: anche qui, si crede, la presenza di animali da pascolo potrebbe non essere casuale, ma legata proprio all’azione benefica delle acque sugli armenti e sulle pecore. E della rilevanza data a questi animali, parrebbero testimoniare pure gli strumenti da lavoro venuti alla luce durante gli scavi: una lama di coltello a mezzaluna per la lavorazione del cuoio, e vari pesi da telaio, evidentemente legati alla tessitura.Gli ex voto di animali  provenienti dagli scavi del Tratturo Caniò sono stati giustamente posti a confronto con altri similari rinvenuti di frequente nei depositi votivi centro-italici, fra i quali vale segnalare il noto deposito detto di Minerva Medica dall’Esquilino, da dove provengono varie statuette di animali da mandria: tori, buoi e pure cavalli oltre che altri animali.(2)

 

                     Il Tratturo Caniò nel versante di via degli Archi (in fondo la via degli Archi di S. Lidano)

 Dalle mappe del catasto terreni di Sezze del 1929, che si rifanno a quelle ancora più antiche del Catasto Pontificio, il tratturo inizia da via degli Archi, a circa 650 metri dal sito archelogico degli Archi di S. Lidano e dirige verso la campagna in direzione sud per meno di 500 metri, quindi curvando  verso ovest attraversa la fossella  della Carrara e va ad incrociare, dopo circa 350 metri, via Murillo. L’accesso in via Murillo è da questa parte  intercluso dall’aia di un fabbricato rurale, ma  può essere all’occorrenza ripristinato perché non vi insistono manufatti.. L’orientamento dell’asse del tratturo nel tratto in cui inizia da via degli Archi, mostra  la sua antica provenienza dalla sorgente dell’acqua zolfa della Catena, anche se tale percorso pedemontano con ogni probabilità è variato nei secoli, specie nelle contese medievali  tra Sezze e Sermoneta, quando potrebbe essersi identificato per buona parte con lo storico stradone dell’Arnarello (ancora esistente e riportato in mappa nelle  immediate vicinanze del tratturo, presso via Archi). Anzi si potrebbe plausibilmente ipotizzare che in un’ era molto antica tale stradone  immettesse direttamente    nel tratturo, raccogliendo le greggi che scendevano dalla parte ad est dell’Antignana .Il tratturo Caniò è interamente in terra battuta e così è sempre stato nei millenni, si presenta molto sconnesso e può essere percorso solo a piedi oppure da trattori o fuoristrada.  Dall’intersezione di via Murillo (circa 800 metri dagli Archi) e procedendo in direzione  sud- ovest verso i resti del tempio di Giunone, il tratturo Caniò scompare dalla planimetria catastale, ma la tradizione popolare lo indica ancora oggi inequivocabilmente  in uno stradone di terra battuta, caratterizzato anch’esso da grossi avvallamenti e percorribile come il primo tratto solo da trattori e fuoristrada, che porta al cuore  della località “Quarto Campelli”   Il tratturo termina alla fossella della Selcichia, ma sino a pochi decenni fa immetteva in via Maina e c’è ancora chi racconta di uno suo sbocco in prossimità del Foro Appio. Le  origini arcaiche del tratturo Caniò, sicuramente una delle prime strade del campo setino, sono testimoniate da una parte degli oggetti rinvenuti negli scavi dell’area archeologica del tempio di Giunone che risalgono al XVI secolo a. C. (età del Bronzo Medio).  Da questi oggetti si desume chiaramente la sua preesistenza sia a via degli Archi che alle altre strade del campo di Sezze, che il tratturo avrebbe attraversato in tempi più recenti, e persino alla stessa via Appia. 

Note 

(1) (2)- Università degli studi di Padova, Dipartim. archeologia-  Atti del convegno, Padova 21.06. 2010 - AQUAE PATAVINAE – Maddalena Bassani: Le terme,le mandrie e Gerione-  Antenor Quaderni 21 .                                                                                                                                                                                                                                

3- I reperti  archeologici del Tempio di Giunone 

Locandina 

Sono documentati  da un cartello posto accanto al tempio negli  scavi degli anni 80 . Si presenta   pressoché illeggibile per essere scolorito ed infranto in diversi punti, forse impallinato da qualche cacciatore annoiato, ma con un po’ di pazienza si riesce ancora ad interpretarne il contenuto. I frammenti  architettonici rinvenuti sono riferibili ad un edificio sacro di ordine ionico databile nella seconda metà del II secolo a. C.  ma edificato su un’area che aveva già una sua tradizione culturale e sociale.

 

Uno spesso strato di intonaco, che almeno in parte era dipinto in rosso, giallo e nero, rivestiva tutti gli elementi architettonici scolpiti sia nel tufo che nel calcare locale. Particolarmente interessante per la storia della pianura pontina sono le due iscrizioni incise nello stucco del fregio e dell’architrave. Quella del fregio commemora la costruzione dell’edificio, forse un portico, da parte di un POSTUMIO ALBINO console, mentre quella dell’architrave ricorda un restauro del pretore LUCIO VARGUNTEIO RUFO.  Sembra che proprio in occasione di questo restauro, l’iscrizione più antica sia stata cancellata, ricoprendo i solchi delle scritte di stucco bianco. Ciò avveniva nella cultura romana ogni qualvolta che  un personaggio si macchiava di una infamia tale da meritare la  " damnatio memoriae ", cioè la cancellazione del suo nome dalle strutture monumentali ( nomen abolendum). L’edificio sacro doveva trovarsi al centro di un santuario nel quale, come testimoniato da un'altra iscrizione incisa su di un ara, era venerata GIUNONE REGINA, protettrice del mondo femminile oltre che degli animali.

 

La grande venerazione di cui godeva questa e forse anche altre divinità del santuario è testimoniata dai numerosi doni votivi trovati durante gli scavi condotti tra il 1984 ed il 1986. Si tratta di ex voto realizzati sia in terracotta che in bronzo e databili tra la fine del IV secolo e la fine del II secolo a. C. teste, mani, piedi, falli, uteri, statuine di offerenti, di guerrieri, di Ercole, ma anche molti vasi in ceramica a vernice nera e in ceramica comune.    

Resti

I resti del Tempio di Giunone Regina  recentemente ripuliti da rovi ed arbusti dalla SPL , società municipalizzata, sotto la sorveglianza della Soprindentenza ai Beni architettonici.                                                                                                                                                                                           

Altri materiali archeologici recuperati hanno rilevato che la frequentazione dell’area iniziò molti secoli prima della costruzione dell’edificio di ordine ionico. Infatti, a circa due metri dall’attuale piano di calpestio sono stati rinvenuti materiali risalenti alle fasi iniziali del Bronzo Medio (XVI secolo a. C.) e ad un livello di poco superiore una grande olla della seconda fase della Civiltà Laziale (IX Secolo a. C.).  

 

 


 

 

 ASSEMBLEA NAZIONALE COLDIRETTI - Palalottomatica Roma

4 Luglio 2013

                                   Un Gruppo di Latina - Autobus 8

Il futuro e il destino dell’Italia passano attraverso l’Agricoltura. Siatene orgogliosi!  Oggi, si registra un profondo cambiamento rispetto al passato, quando la vita in campagna era considerata quasi un sinonimo di arretratezza e di ritardo culturale nei confronti di quella di città. Dentro l’Agricoltura non c’è ancora un reddito adeguato, ma c’è legittimamente quella visione di futuro e di prospettive di fiducia che non c’è negli altri settori: ecco perché aumenta l’occupazione giovanile in Agricoltura, ecco perché le multinazionali agroalimentari arrivano invece che andarsene, ecco perché aumenta il numero di chi frequenta le scuole di Agricoltura. “

Con queste parole il Presidente di Coldiretti Sergio Marini ha salutato ed incoraggiato le oltre quindicimila aziende agricole associate che hanno affollato il Palalottomatica per l’annuale convention di Coldiretti.  

Marini 

                                        Il Presidente Nazionale di Coldiretti Sergio Marini 

 Al centro dell’evento gli effetti di una crisi epocale sui consumi alimentari, sulla perdita di marchi storici del made in Italy, i rischi di frodi, di contraffazioni, degli ogm, ma anche  gli elementi di successo e del modello di sviluppo dell’Agricoltura italiana che è l’unico settore a far registrare un aumento del Pil nelle esportazioni e nell’offerta di lavoro. Sul palco del Palalottomatica sono intervenuti i ministri dello sviluppo economico Flavio Zanonato, il ministro della salute pubblica Beatrice Lorenzin, il ministro dell’ambiente Andrea Orlando, il ministro delle politiche agricole Nunzia Di Girolamo, e prima di loro, protagonisti dell’evento sono stati il Procuratore Giancarlo Caselli che ha relazionato sulle agromafie, Renzo Arbore per l’agricoltura sociale, il Presidente di Federconsumatori  Rosario Trafiletti e il Direttore generale di Iper (mercati FAI) Stefano Albertazzi, che hanno portato  le loro testimonianze sui temi al centro dell’edizione 2013 dell’Assemblea Nazionale di Coldiretti. 

 

                                                  Il Palalottomatica colorato del giallo Coldiretti

 Di particolare rilievo gli impegni presi dal Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo  che in conclusione ha sottoscritto tutte le proposte di Coldiretti. La contrarietà agli Ogm, per  valorizzare la nostra biodiversità,  è stata una tesi sostenuta da tutti e tre i ministri intervenuti ed interessati alla firma della clausola di salvaguardia per vietare in Italia la coltivazione di Organismi geneticamente modificati.

 

                                        Il Ministro delle Politiche Agricole Nunzia Di Girolamo

Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin  ha tra l’altro annunciato la sua intenzione di “presentare presto in Parlamento un disegno di legge per valorizzare il 'km zero'”,  mentre il Ministro all’Ambiente, Andrea Orlando,  ha affermato: “noi siamo contro gli Ogm, perchè non vogliamo che il nostro paese diventi troppo simile o uguale ad altri paesi” L’abolizione dell’Imu agricola, sostenuta con forza e “sino alla morte” dal ministro Nunzia Di Girolamo rappresenta  un vero riconoscimento del ruolo ambientale, sociale e culturale del settore agricolo, il riconoscimento di quei beni comuni che l’Agricoltura produce (cultura, tradizioni, storia ecc) ma che nessuno paga, il riconoscimento di beni strumentali che nulla hanno a che vedere con una tassa che dovrebbe intaccare i patrimoni.

 

                                                 Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin

 La semplificazione della burocrazia è stata sostenuta anche dal Ministro dello Sviluppo Economico Flavio  Zanonato e della Salute Beatrice Lorenzin  e rappresenta una delle  priorità perché gli agricoltori passano più tempo sulle carte che a lavorare la terra, e perché troppo spesso sono abituati a semplificazioni e poi a semplificazioni delle semplificazioni che portano infine a delle complicazioni ingestibili. L’Assemblea si è  conclusa con il saluto del Presidente Marini che ha invitato i presenti a prendersi le proprie responsabilità, nel dare ognuno il proprio contributo a migliorare il paese che amiamo, l’Italia che vogliamo.

 
  Il Segretario di zona  Coldiretti  del comprensorio Sezze - Pontinia - Sabaudia  PAOLO MARCHETTI
 
 
 
 
 
                                                                       Foto di gruppo