
Risale a settembre 2012 il decreto legge salva-suolo di Monti, che non è mai stato tramutato in legge per la fine della legislatura. Si dovrebbe però prendere spunto da quel documento per anticipare i tempi di uno sviluppo sostenibile e salvaguardare i terreni agricoli dalla cementificazione. Secondo dati Istat nazionali la popolazione cresce di un quarto rispetto alle volumetrie residenziali che vengono concesse ed è urgente una inversione di tendenza.Le statistiche dicono che in soli dieci anni è stato cementificato in Italia un territorio grande quanto la Lombardia; per quanto riguarda Sezze, stando ai rilevamenti satellitari di Agecontrol, sembra che le cose non vadano affatto meglio. Il nuovo PUCG di Sezze anziché frenare questo consumo di suolo agricolo, gli imprime una nuova e più potente accelerazione. Chi come me ricorda il territorio di Sezze sin dagli anni 50 e lo raffronta con quello che è oggi, non ha alcuna remora a poter affermare che se si andrà avanti di questo passo, tra molto meno di un secolo non ci sarà più un metro quadrato di orto da coltivare, quindi neanche più i contadini. Il grande Pasolini ebbe più volte ad affermare che se questo Paese perderà i contadini non avrà più storia. Le amministrazioni dovrebbero quindi pensare a delle formule di incentivazione per chi restaura o ristruttura conservando, piuttosto che creare nuovi alloggi. Solo così si può realizzare una nuova politica urbanistica che vada nel senso della salvaguardia del suolo agricolo.
Distruggere questo suolo per la cementificazione è una grave responsabilità storica che ci si assume e per la quale saremo biasimati dalle generazioni future, alle quali dobbiamo sentire invece il dovere di trasmettere amorevolezza per la terra, per il paesaggio, per il cibo, per i nostri monumenti , per quelli che sono i nostri i beni comuni. La nostra Costituzione è interamente mirata alla tutela dei beni comuni e bisognerebbe che chi ci governa, o ci governerà nella prossima legislatura, si ricordasse che quella Costituzione alla quale andrà a giurare fedeltà, è portatrice di questi valori, e come tale non dice che viene prima lo spread e poi il bene comune e i diritti dei cittadini. La nostra Costituzione dice il contrario, dice che vengono prima i nostri diritti, il bene comune, l’Agricoltura, il cibo, la qualità del paesaggio, la qualità della vita, la Scuola, l’Università, la ricerca.. poi l’economia. Esiste infatti uno spread che è esattamente l’opposto di quello tedesco: noi abbiamo una realtà di bellezze impressionanti e non si riesce a far comprendere alla politica che sono la nostra vera forza, la nostra economia, gli assets nelle nostre maniche che tutto il mondo ci invidia. E’ questo è il nostro petrolio! Cosa andiamo a cercare, quando ce l’abbiamo in casa?
Quando si parla di difesa e di conservazione dell’ambiente sembra si stia parlando di qualcosa di antitetico al progresso, ma non è affatto così. Basti pensare che il 44% del territorio italiano è ad elevato rischio sismico, che oltre il 10% è ad elevato rischio idrogeologico e che tutti questi rischi riguardano la sicurezza e la vita di qualcosa come 25 milioni di italiani. Secondo dati dell’ANCE, l’associazione nazionale dei costruttori, per mettere in sicurezza il territorio italiano basterebbe spendere per 20 anni un miliardo e duecentomilioni all’ anno. Noi ne stiamo spendendo a malapena quattrocentomila, cioè quasi nulla, e il costo sociale che alla fine ci sarà presentato sarà di gran lunga più salato. Quando si dice che la cementificazione danneggia, che dobbiamo mettere in sicurezza il territorio, significa far lavorare di più le imprese, non a distruggere il territorio come si sta facendo ora, ma farle lavorare per salvarlo, per salvare la nostra vita ed il nostro futuro. Quando si dice con quali soldi, ricordiamoci che gli italiani hanno evaso sino al 2011 qualcosa come 142 miliardi di euro di tasse. Recuperiamone il 10% e salviamo l’Italia!
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